Realismo costruttivo e interni scenografici: ecco come Piacentini progettò Via Veneto

Quando Marcello Piacentini nel 1931 accettò la proposta di progettare la sede centrale della Banca Nazionale del Lavoro, l’architetto era già fra i più noti della Penisola.

A Brescia stava terminando il cantiere del primo grattacielo d’Italia, il Torrione INA, alto 57 metri, in pieno centro città, in Piazza della Vittoria. A Roma anche il cantiere del Palazzo delle Corporazioni, ora sede del Ministero dello Sviluppo Economico, era alle battute finali, proprio in quella Via Veneto, che vent’anni più tardi sarebbe stato palcoscenico della più nota espressione dell’Italian way of life, la Dolce Vita.

Piacentini era già anche l’artefice della monumentale Via Roma a Torino, uno dei progetti urbanistici più arditi di quel periodo nel capoluogo subalpino e autore anche dell’ormai iconico Palazzo di Giustizia di Milano.

 

 

 

La Banca Nazionale del Lavoro era invece una giovane banca, risorta dalle ceneri dell’Istituto Nazionale di Credito per la Cooperazione, un istituto di credito di diritto pubblico di nobili natali poiché fondato e sostenuto dal Tesoro dello Stato, dalla Banca d’Italia e dalle Casse nazionali per le assicurazioni sociali. L’istituto era una sorta di Banca di Stato e in questa veste, e sotto la guida di Arturo Osio, diede un contributo determinante all’affermazione ed alla crescita del cinema italiano, specialmente dopo il blocco all’importazione di pellicole statunitensi, arrivando a finanziare quasi 150 film all’anno con importi che coprivano il 60% del costo della pellicola.

Amanti dell’arte e visionari entrambi, Piacentini e Osio si trovarono immediatamente in sintonia e all’architetto venne data carta bianca, oltre all’incarico di sovraintendere anche all’arredamento e alla decorazione degli interni. Il sodalizio fu tale che Osio, qualche anno dopo, quale maggiore sovvenzionatore del complesso E42, l’attuale zona del Palazzo della Civiltà Italiana e del Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi, che avrebbe dovuto ospitare l’esposizione universale del 1942, poi mai tenutasi, impose il coordinamento proprio di Marcello Piacentini.

Marcello Piacentini fu il massimo ideologo del monumentalismo, uno stile molto personale che guardava al neoclassico, ma semplificandone le linee e inserendo elementi fortemente eclettici. Eppure, nella realizzazione della sede direzionale della Banca Nazionale del Lavoro scelse un registro più sobrio e funzionale, improntato al realismo costruttivo.

Nell’impostazione progettuale di Marcello Piacentini, la sede di Via Veneto della Banca Nazionale del Lavoro si configura principalmente come un edificio aderente alla convenzione del dignitoso e severo, come interpretava il ruolo della Banca a servizio del Paese. Equilibrato e improntato al decoro urbano, riservando i tratti più tipici del suo stile nella scenografia dell’ingresso e della grande scala centrale e negli ambienti interni come la sala del Consiglio.

 

Il sodalizio tra Piacentini e la Banca Nazionale del Lavoro fu solido e proseguì negli anni. L’edificio per come ora lo conosciamo subì alcune modifiche e ampliamenti, molto filologici e se non seguiti direttamente da Piacentini, sicuramente curati da uno dei suoi più talentuosi allievi, Cesare Pascoletti.

 

Le immagini sono tratte dalla pubblicazione “Il ‘realismo costruttivo’ per una banca moderna” – Edizioni dell’Elefante & BNL Edizioni